on-line? no thanks, un anno to be continued

2020. un anno da NON dimenticare    (cliccami per il video)

serata da giornalisti

non si mangia se non si va in produzione

cinque squadre in parallelo per ricordare un anno davvero speciale

speciale non per il lockdown ma per lo spirito e l’amicizia che ci anima da quando abbiamo messo piede al club!

 

Andiamo in americaaaa!!!

È cominciato tutto il 7 maggio 2019 quando sbalorditi ci siamo ritrovati in 21 in una stanza con un messicano che non avevamo idea di chi fosse. Tra un tavolo rotto, un vetro in mille pezzi, un orologio spaccato e 7 cadute della nostra Susanna (tranquilli, è il robot) che poi si è trasformata in Filomena, ci siamo ritrovati in 7 e… a soli due mesi dalla gara. Così “ci siamo” creati uno schema che ci aiutasse a prepararci alla gara.
Arrivati a Salerno nel Grand Hotel si è iniziata a sentire l’ignoranza, tra chi mangiava taralli in stanza senza farsi beccare a chi rubava le nutelline alla colazione mentre i camerieri ci guardavano molto ma molto male.
Entrati nell’edificio dove si sarebbe svolta la gara abbiamo iniziato a fare delle prove per vedere se il robot andasse bene. Ed è proprio lì che Filomena ci abbandonò. Ma non ci siamo tirati indietro e abbiamo chiesto aiuto al nostro santo patrono Checco che è stato con noi durante ogni singola lezione con le sue perle. Tra le urla di Edoardo, affamato non vedendo il catering con il cibo, siamo riusciti a rifare tutto il programma per far gareggiare Filomena. E finalmente dopo che Edoardo ha rovesciato un bicchiere di coca-cola e ha litigato con lo staff che gli impediva di prendere altro cibo è arrivato il momento della gara.
Noi vedendo i robot degli altri (non eravamo convinti al 100% che lo avessero fatto loro), ci aspettavamo di essere battuti, ma non è stato così. Dopo svariati balletti sulla musica del dj è arrivata la classifica, che guardandola attentamente dal basso verso l’alto, pensando di essere arrivati ultimi, ci siamo accorti della nostra posizione: SIAMO ARRIVATI SECONDI!!! E da lì, che doveva essere un’ascesa verso le finali in America… le altre squadre hanno risposto con risultati migliori edi nostri. Classifica finale? Abbiamo vinto la classifica del progetto innovativo!

E da veri amanti della musica italiana… ritornammo a casa ascoltando Checco a tutto volume. Be best, be club!

La gita al parco avventura

Nel mondo ci sono tante incertezze: esistono gli alieni? Nel futuro le macchine voleranno? Gli androidi conquisteranno il mondo?… Tuttavia di una cosa sono certo: la gita al parco avventura è stata la più leggendaria che il mondo abbia mai visto!

Dopo la Santa Messa i nostri eroi sono finalmente riuniti, per raggiungere il parco avventura. A bordo del pulmino con la musica a palla, i nostri eroi arrivano a destinazione. Con imbragature e caschi i nostri eroi sono pronti per il primo percorso.  [si si l’abbiamo capito – sono “i nostri” eroi!! ah ah ndr]

Il primo a partire è Gabriele detto “o scoiattolo” per la sua destrezza; secondo a partire è Edoardo noto in tutta Europa per la sua impassibilità di fronte alle vertigini; subito dopo parte Paolo “er capretta” che per tutto il percorso farà da psicologo a Edoardo cercando di convincerlo che in realtà non sta camminando su un filo a 10 m di altezza ma solo a 2m; dopo parte Stefano detto “Stefano” ; il quinto a partire sono io; subito dopo parte Gianpaolo che per alleggerire la tensione chiacchiera con me; come penultimo parte Simone “er biondo” che si distingue per il suo capello castano che a fine estate era biondo; the last but not the least è Santi denominato “la linze andalusa” per la sua agilità e per la sua provenienza andalusa. A causa di qualcuno di cui non faccio il nome…mh Edoardo, finiamo il primo percorso dopo un annetto; tuttavia riusciamo comunque a fare altri percorsi. Alla fine del tempo che avevamo a disposizione pranziamo con dei panini. Dopo pranzo giochiamo a ping pong e a biliardino dove “er capretta” si distingue per capacità e freddezza. Con il nostro pulmino “Miglior trasporto del 2005” andiamo a prendere il gelato e il critico originario della Sicilia, Stefano, non apprezza affatto la sua granita. Dopo gelato o granita torniamo in parrocchia, la giornata è finita e i nostri eroi provati dalla stanchezza si separano in attesa di una nuova avventura.

p.s.: a differenza di tutti gli altri che avevano portato i soldi per il biglietto, io solo oggi, 10 Ottobre ho finalmente risanato il mio debito. 

Ciao Edoardo, sono Francesco e oggi ti farò alcune domande sullo Junior Club

1) Cos’è lo Junior Club?
È un’associazione familiare la quale organizza attività di divertimento e svago, ma anche di formazione spirituale per ragazzi. Molte attività comprendono educazione al cristianesimo e anche attività all’aperto.

2) Come è strutturata la giornata allo Junior Club?
Beh,eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ok perfetto abbiamo caput.
SCHERZI A PARTE 😊
Appena si arriva, alle 15:30, ci si mette a studiare con molta serietà e senso del dovere fino alle 17:30. Nella mezz’ora successiva si prenderà parte alla merenda, gli incaricati sparecchiano senza lasciare tracce di cibo e riescono a pulire fino all’ultima mollica più nascosta. Più tardi ci riuniamo tutti insieme per ascoltare e interagire con la conversazione di Santi o di Paolo. Nell’ora successiva ci sono attività all’aperto o giochi da tavolo al chiuso. Dopo tutte queste attività torniamo a casa distrutti.

3) Quali possono essere le attività più significative del Club?
Il sabato, giorno in cui i ragazzi e i tutor si riuniscono all’aperto per giocare a pallone, solitamente fanno qualche gita divertente e formativa: per esempio le gite al mare, al parco avventura, al bowling, ecc.

4) Qual è il più bel ricordo che hai del Club?
Ogni anno il Club organizza un campeggio estivo a tutti gli effetti! Difatti si dorme in tenda e di solito si fa una gita fuori dal comprensorio come l’anno scorso. Nella gita dell’anno passato, ho fatto una gita che non mi dimenticherò mai, siamo andati nel fiume Nera (Umbria) a fare rafting , cioè si pagaia su un gommone tutti insieme appassionatamente.

5) Cosa ti piace del Club?
Del Club mi piace molto avere delle esperienze formative ma allo stesso tempo divertirmi con altri miei coetanei che mi aiutano a imparare a socializzare. Al Club ho addirittura portato un mio amico a divertirsi con noi! (l’amico sarei io, Francesco😊).

Ed ora riprendo la parola io… ecco cosa penso del club!!
Personalmente penso che il Club sia una struttura molto importante e divertente.
La prima volta che sono venuto al Club mi sono sentito calorosamente accolto da i membri del Club e dai tutors.
Io consiglierei questo posto a tutti i miei amici.
Ne vale la pena!

Caso Mertens e caso Handanovic

Corruzione e… i vantaggi dell’admin?!?!?

Allo Junior Club il nome di Mertens non verrà ricordato come quello di un bravo calciatore del Napoli o della nazionale belga. No. Allo Junior Club, Mertens vuol dire corruzione, frode e abuso di potere. E questo per non parlare di Handanovich, o di Anderson D. Potrei continuare a lungo. Non trovo parole per descrivere quello che è stato l’asta del fantacalcio. Vergogna, schifo, indignazione. Ma alla fine, meno male, giustizia. 
Ma forse sto correndo troppo, perché voi non sapete di cosa stia parlando. Allora ve lo spiegherò.
Era un sabato. Eravamo tutti insieme ed era tutto pronto: i nomi delle squadre (A.C Tua, Team Barazzo, Atletico ma non troppo -quello più figo- e tanti altri), gli allenatori, la voglia di cominciare. Soltanto ci mancavano i calciatori. 
Inizia l’asta e, dobbiamo dirlo, inizia male. Una strana regola, la regola “Capretta”, avrebbe il protagonismo. Detta regola, che non permetteva di prendere i giocatori dopo i 5 secondi, avrebbe scontentato in molti. Ma l’asta andò avanti, tra frodi e bari. Ci furono severe sanzioni come quella contro A.C Tua per aver preso più volte un giocatore dopo il limite di tempo concesso. L’asta andò ancora avanti e si aggiunsero una ingiustizia dopo l’altra, tanto che ci è voluto un giudizio per chiarire un po’ di cose.
Avvocati, Giuria e Pubblico Ministero. Un vero processo con vere sentenze. Una di esse mi coinvolge direttamene: quella di Handanovich. Avevo in mio favore una prova inconfutabile, forse la prova più schiacciante che si sia mai vista. Infatti, avevamo un video dimostrava in diretta come il giocatore era stato preso a 2 secondi dalla fine.
Nel caso Mertens, invece, la regola Capretta non c’entra. La causa è stata il troppo potere dato ad un ragazzo di 13 anni (appena compiuti o forse nemmeno ancora), che per avarizia voleva Mertens ed ha barato per averlo. Gli è stato tolto, ma non è stato ridato al suo “legittimo proprietario”, per la incoscienza di questo. E quindi finì tra gli svincolati.
Il Fantacalcio va avanti. Non ci saranno più truffe e vincerà il più atletico. Ma non troppo.

Meet? no grazie, io vado in bici!!

Questa è la storia di alcuni ragazzi di Roma. Ma non una Roma qualsiasi. La Roma del nostro quartiere. Alcuni ci chiamano i ragazzi del Tintoretto; noi ci facciamo chiamare il Ghetto di Ballarin.
Ragazzi normali che come tanti altri cominciavano a pensare che la quarantena durasse per sempre. Non c’era nessuna speranza per questo gruppo (io almeno non ne avevo). Ma, grazie al Cielo, no. Un giorno di mattina si svegliano e… finalmente la news inaspettata: da oggi si può uscire!!. Certo, con le misure di sicurezza.
E questo gruppo di ragazzi decide di rispolverare la bici dalla cantina, che sarà stata là da più di un’anno. E incominciano a girare per il quartiere.

La gente diceva skype, meet, zoom…  e noi rispondevamo “no grazie, preferiamo andare in bici”.

Io prima sì andavo a fare sport, ma non sarebbe mai stato uguale. Alla prima gita in bici abbiamo scoperto che ci mancava stare con gli amici, per stare insieme anche con chi non veniva con noi, magari per paura del virus.
Alla prima uscita, sono seguite tante altre. Ne abbiamo passate tante. Quante ruote bucate, cadute (Edo ha addirittura perso il conto), freni rotti, pedali staccati… tante risate e tante avventure indimenticabili.

Alla fine eravamo diventati la gang dei ciclisti del quartiere. O meglio, del club!! E abbiamo deciso: la bici non tornerà in cantina. Sarà sempre a portata di mano per girare sempre di più e fare amicizia con con gli amici come abbiamo fatto finora.

Subiaco: una gita in natura

Tutto era incominciato quel venerdì 11 settembre usciti di casa per andare a Messa e poi partendo con il nostro pulmino sporco e grigio, ma con dentro tanti ricordi di tanti ragazzi del club di molti anni fa ma anche dei nostri più recenti.
Appena partiti mettemo la musica a palla ma poco dopo… col cavo aux non funzionante e giù con la predica di Paolo!!

Dopo un pò dirigendoci verso Subiaco vedemmo diversi tipi di auto spettacolari ed a ognuna degli schiamazzi fortissimi. Alla fine di questo viaggio in macchina, durato circa un’ora e mezza, scesi dal pulmino, ci incamminammo verso il Santuario di San Benedetto; Graziano e Simone cominciarono ad essere i più lenti, Graziano, perchè aveva due zaini molto ma molto pesanti, tutti si chiesero cosa ci avesse messo dentro, non di certo con le cose essenziali; invece Simone si giustificò che era stanco dopo questa grande impresa siamo riusciti ad arrivare al santuario e prima di aspettare la guida facemmo alcune foto, Giampolo riconobbe i familiari di Paolo le caprette “ benedettine” poi arrivò la guida e quando Pinna sentì che san Benedetto fece il più grande “ mi dissocio” sulla faccia della terra si incuriosì a quello che diceva la guida. Per uscire passamo per una grotta chiamata la “grotta del diavolo” , infatti c’erano varie immagini del diavolo, ma questo non ci interessa, la cosa più importante erano i souvenir, i quali Matteo, Graziano e Simone ne hanno comprati vari, ma per decidere quali ci impiegarono molto tempo. Quando finirono, finalmente ci avviammo verso il Lago di San Benedetto: per arrivarci dovemmo fare una discesa che poteva sembrare facile alle apparenze, ma nonostante l’impervietà del sentiero e il gesso di Matteo, che era il più montanaro di tutti, andammo abbastanza spediti.
Arrivati vicino al lago trovammo delle piante piene di more, che erano presenti fino alla fine del sentiero, dopo aver pagato l’ingresso, ad ogni passo per arrivare al lago l’aria era più fresca la maggior parte dei ragazzi si mise su una roccia e appoggiarono la robba lì: il primo a tuffarsi fù Edoardo poi lo seguì Gabriele e subito dopo Graziano che non sentiva per nulla freddo nonostante i 4 gradi dell’acqua!! quasi tutti erano andati dall’ altra parte, per ultimo Simone che aveva paura di tuffarsi ma alla fine si convinse, Graziano dispiaciuto perchè Matteo non si poteva tuffare andò di nuovo dall’ altra parte e poi ritornò di nuovo dalla parte opposta e si tuffò insieme agli altri, poi uscimmo tutti felici anche Matteo perchè era riuscito a battere il record, riuscì a stare 35 minuti, con i piedi dentro l’acqua gelata, che poi usammo come frigorifero per le nostre bibite.
Ben rinfreddoliti, prendemmo i nostri panini dagli zaini e mangiammo guardando stupiti dei ragazzi molto bravi a fare i tuffi.
Poi mettemmo tutto negli zaini, e ripartimmo per il lungo viaggio, lungo soprattutto per Simone che non ce la faceva più.
Tornando ci mettemmo a parlare di varie cose, soprattutto dei lunghi viaggi di Santi, che ci raccontò del suo viaggio in pulmann dalla Spagna alla Germania, durato ben due giorni, e piano piano arrivammo al pulmino.
Ci salimmo per percorrere solo cento metri, ma non importa, arrivammo al monastero di Santa Scolastica, in cui entrammo, ma uscimmo dopo pochi minuti e subito dopo andammo al bar affianco a prenderci un gelato ma prima Paolo volle fare un pò di orazione e successivamente scegliemmo il gelato. “Qualcuno si sporcò” ma non importa!! poi salimmo sul pulmino e ce ne andammo stanchi, divertiti ma soprattutto soddisfatti di questa gita in natura. E ricorda: dove c’è il club, c’è sempre il sole!!

Matì

Questa è la storia di Matì il topolino trovato al Club. Era un martedì normale.  Dopo la partita di baseball più squilibrata della storia, io che ero nella squadra perdente… Beh, non pensare che la sconfitta inflenzerà il mio umore e mi porterà a modificare la realtà. Quello che sto per raccontarvi è la nuda verità.

Appena stavamo per rientrare si sente in lontananza un urletto stridulo. Era Gabbo. Dice di aver visto un topo. Un topo? Al Club? Ma sarà mai possibile? Dopo 10 minuti di riprese e urli, Paolo prende una chitarra. “E che centra la chittarra?” vi potreste domandare. “Mica si è messo a suonare per attirare il topo, tipo il flautista di Hamelin?” Non andare troppo in fretta. Quello che prende Paolo è la fodera della chitarra e ci annuncia: “il topo è qui!”.

Prende la sua arma, che brandiva. Il toppo scappa e si infila sotto la porta. Ancora non abbiamo visto niente. Paolo passa la scopa piano su un lato, ma niente. Iniziamo a sospettare che sia uno scherzo. Ma è solo che… l’arte richiede tempo! Gira e rigira… piano… piano… e all’improvviso ecco che schizza via una figura scura, nera! Una veloce mossa e… Troviamo un bel topolino che ci guarda da dentro un bicchiere di plastica!!

Gli diamo una casa più confortevole: una bella scatola di plastica. Facciamo dei buchi in modo che respiri e lo chiudiamo. Gli diamo un nome: Mati. Sarà d’ora in poi il nostro topolino. Facciamo foto ricordo, il Club finisce, tutti a casa. Tutti tranquilli e contenti.

I primi due giorni filava tutto per il meglio ma poi… Ci arrivò un video orribile. Mati ci è abbandonato e ci sono dei responsabili. Aiutatemi a chiedere giustizia. Voglio una sentenza, giusta, com’è stata quella del caso Mertens.

CROLLO del PONTE della PISTA CICLABILE della LAURENTINA

Oggi abbiamo visitato via Laurentina e abbiamo realizzato un reportage con foto, video e interviste a testimoni oculari. Il reportage è a cura di Francesco.

Questa mattina mi sono alzato e la mamma mi ha detto che oggi andavo da solo con l’autobus al club. Si prospettava una giornata molto interessante.

Arrivato al club Santi, mentre ci allenavamo a baseball, mi disse “è crollato il ponte della pista ciclabile della Laurentina”. Dopo andammo a fare un reportage con interviste a testimoni oculari dell’accaduto che ci hanno raccontato che a causare l’incidente è stato un camion con una gru e fortunatamente non ci sono feriti perché non passava nessuno.

Sul posto è intervenuta la polizia locale, i vigili del fuoco e i carabinieri. Inevitabili le ripercussioni sul traffico, infatti ci sono stati molti rallentamenti in prossimità del ponte.

Uno dei testimoni è Marco Lordadito, il quale ci ha raccontato di aver visto l’autogru fare retromarcia sull’ uscita che passa sotto al ponte in quanto il conducente aveva sbagliato uscita. Purtroppo, nello svolgere tale manovra, il conducente ha dimenticato di abbassare il braccio della gru ed ha colpito i tubi di sostegno del ponte facendolo, di conseguenza, inclinare.

Come già anticipato, fortunatamente non ci sono stati feriti perché all’ora del crollo non transitava nessuno.

Purtroppo non si sa ancora quando è previsto l’avvio dei lavori per la ricostruzione del ponte da parte dell’amministrazione Capitolina in quanto non è ancora chiaro a chi compete tra i vari municipi l’onere di ripristinare il corretto funzionamento del ponte.